Intervento del Presidente di ANGSA Treviso al Convegno di formazione INCLUSIONE AUTISMO (Verona, 13 ottobre 2006)

 

 

Comincerò dicendo due cose sgradevoli, che vogliono far comprendere la drammaticità della vita delle famiglie in cui vive una persona con autismo.

 

La prima cosa sgradevole è questa: ai dati forniti dalla professoressa Facchin sarebbe da unire quello del numero delle separazioni e dei divorzi, che nelle famiglie con figli autistici è molto più elevato della media, a testimonianza di un livello di stress che raggiunge a volte dei limiti che lo rendono insostenibile. C'è una sofferenza nascosta, che fatica ad emergere, anche perché il male dei nostri figli non presenta caratteri di immediata coglibilità a livello sociale.

 

La seconda cosa sgradevole è questa: come presidente di ANGSA Treviso ricevo spesso telefonate di persone che cercano aiuto, e non solo dalla mia provincia, ma anche da quelle limitrofe, e a volte da fuori regione. L'aiuto che richiedono è essenzialmente sul piano delle conoscenze. Questo significa una cosa sola: che le famiglie sono abbandonate a se stesse, non ricevono un’adeguata informazione dalle strutture socio-sanitarie che dovrebbero fornirla. Anche oggi, in questo momento, i bambini con autismo o DGS segnalati dai loro pediatri sono pochissimi, e quelli che vengono rilevati finiscono per arenarsi nei distretti, trattati con qualche mezzora di psicomotricità, senza alcuna reale presa in carico, la quale presupporrebbe anzitutto una seria informazione alle famiglie.

 

 

Parliamo dunque di precocità. Vorrei dire che le precocità sono tre: vi è anzitutto quella della diagnosi, ed è soprattutto qui il livello pediatrico ad evidenziare una seria criticità. Occorre che si sviluppi un'azione finalizzata a mettere i pediatri in condizione di somministrare gli appositi test che consentono una tempestiva individuazione dei soggetti con sospetto di autismo.

 

Vi è poi la precocità dell'intervento, sulla quale la letteratura scientifica internazionale è unanime, e sulla quale le linee della SINPIA sono chiarissime, ma che stenta a decollare, come chiunque può facilmente verificare. Qui occorre volontà politica di svecchiamento e di efficienza.

 

Infine vi è la precocità del parent training, fondamentale per un buon esito della presa in carico e del trattamento. Infatti, perché si possano ottenere risultati significativi nel miglioramento delle condizioni di vita delle persone con autismo la famiglia, il sistema socio-sanitario e la scuola devono operare in sinergia. Lo possono fare se tutte le componenti sono, ciascuna a suo modo, preparate.

 

 

 

Una terza cosa sgradevole sono costretto ad evocare. Riguarda la scuola e il sostegno all'handicap. Molto vasto è ormai il contenzioso tra famiglie che non si vedono riconosciuto il numero di ore di sostegno cui il loro figlio con handicap grave avrebbe diritto, e l’amministrazione scolastica, che tende a ridurre il più possibile, con varie giustificazioni, quel numero di ore. In questi casi, tutte le sentenze delle sezioni civili dei tribunali della Repubblica hanno dato ragione alle famiglie. Sono infatti in gioco diritti personali inalienabili. Dico questo non perché vi sia alcunché di cui le famiglie debbano vantarsi nel conflitto con le scuole, che certo non avrebbero desiderato, quanto per far risaltare ancora una volta la situazione di grave sofferenza in cui versano le famiglie stesse. Per i genitori, infatti, non è affatto piacevole dover ricorrere alle vie legali contro la scuola del proprio figlio, e se lo fanno vi sono costretti dalla insostenibilità della loro situazione.

 

Termino richiamando l'attenzione sulla necessità di un intervento precoce, che comporti un trattamento sviluppato secondo linee coerenti. Ormai le diagnosi si fanno sempre più numerose, e se il sistema nel suo complesso si renderà più efficiente cresceranno ancora, come avviene in tutto il mondo. Alla tavola rotonda tra le ULSS 7, 8 e 9 della provincia di Treviso, qualche mese fa, la neuropsichiatria infantile di Vittorio Veneto e Conegliano dichiarò che nell'anno precedente su 45 bambini sottoposti alla sua attenzione vi furono 12 diagnosi di autismo. La neuropsichiatria infantile di Asolo e Castelfranco a sua volta fece sapere che nello stesso periodo su 50 soggetti esaminati le diagnosi di autismo furono 36. Complessivamente sono 48 bambini autistici appena diagnosticati. Che cosa si farà per loro?

 

ANGSA Treviso

 

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