A.N.G.S.A. Treviso

Onlus

Associazione Nazionale

Genitori Soggetti Autistici

Affiliata ad Autismo Italia onlus

                  

ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE

DI CASALE SUL SILE (TV)

 

IN PARTNERNARIATO CON AZ. U.L.S.S. 9 – TREVISO

 

Con il patrocinio di

 

Provincia di Treviso

 

Regione Veneto

 

A – B – C DELL’AUTISMO

 

Dott. Bert Pichal, ortopedagogista[1]

bpichal@it.packardbell.org

 

 

 

 

 


I. Cos'è l’autismo.

Secondo il DSM IV, il Disturbo Autistico fa parte dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo. Le Caratteristiche diagnostiche possono essere riassunte in una triade:

    1. Marcata e persistente compromissione dell’interazione sociale, nell’uso di svariati comportamenti non verbali, come lo sguardo diretto, l’espressione mimica, le posture corporee, la gestualità, che regolano l’interazione sociale e la comunicazione:          

·        Per chiedere si serve della mano dell’adulto.

·        Mostra indifferenza verso gli altri.

·        Partecipa solo quando l’adulto insiste e l’aiuta.

·        Non gioca con gli altri bambini.

·        Non sa partecipare ad attività sociali e fare amicizia.

·        Non è in grado di gestirsi nel gruppo.

·        Non riesce a prendere prospettiva, non sa mettersi nei panni dell’altro.

·        Incontra difficoltà col gioco di finzione.

·        Sembra maleducato.

·        Ha difficoltà di introspezione.

·        Fatica a controllare le proprie emozioni.

·        Ha difficoltà di condivisione.

·        Incontra difficoltà nel dare conforto.

·        Fatica ad accettare o ricevere critiche.

·        Fatica ad esprimere e riconoscere le emozioni.

    1. Marcata e persistente è anche la compromissione della comunicazione verbale e non verbale:

·        Interazione a senso unico

·        Parla sempre dello stesso argomento

·        Ecolalia: ripete le parole a pappagallo

·        Ride senza motivo

·        Deficit in comunicazione sociale

·        Difficoltà con istruzioni rivolte al gruppo

·        Utilizzo di parole difficili

·        Interpretazioni letterali

·        Difficoltà con l’uso di sarcasmo, ironia, modi di dire

·        Uso di gesti esagerati o limitati

·        Parlare con voce troppo alta o troppo bassa, mancanza di inflessione della voce (prosody)

·        Domande ripetitive

    1. Marcata e persistente compromissione dell’immaginazione, presentando delle modalità di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati:

·        Manipola e fa ruotare gli oggetti

·        Nessun contatto oculare

·        Non ama i cambiamenti

·        Assenza di creatività e di immaginazione nel gioco

·        Si comporta in modo strano

Problemi sensoriali nell’autismo:

Con la pubblicazione di articoli e libri di persone con autismo ad alto funzionamento, vediamo sempre di più l’importanza degli aspetti sensoriali in chi è affetto da questa sindrome. Le difficoltà di percezione ed elaborazione dei vari stimoli risultano più complesse di quanto non si pensasse in passato.

Qui di seguito alcuni tipologie di problemi:

·        Uditivi: il rumore viene percepito più intensamente o non viene percepito affatto, o c'è percezione contemporanea di tutti rumori con la stessa intensità, anche, ad esempio, di quelli  al di fuori della casa o della classe: problemi quindi di filtraggio.Talvolta sentono dei rumori ad alta tonalità che la maggior parte delle persone non può percepire.

·        Visivi: difficoltà con l’intensità della luce, a  calcolare le distanze, guardare negli occhi di altre persone, ad. es. a causa dei movimenti delle pupille o, semplicemente, perché poi non riescono più ad ascoltare ciò che si dice, il che significa non riuscire ad usare due sensi contemporaneamente.

·        Tattili: difficoltà nel cambiare vestiti, scarpe, a causa del tessuto. I vestiti devono avere, ad. esempio, un certo peso, una certa grandezza, ecc.

Difficoltà nel farsi toccare: ad. es., quando si viene sfiorati fa malissimo, un abbraccio    forte invece risulta piacevole.

 Non sentire o percepire in modo diverse freddo e caldo. Difficoltà nel tagliare  capelli e unghie (anche a livello visivo, come se perdessero una parte di se stessi).

·        Olfattivi: preferenze per o sensibilità a certi odori o profumi. Ad. es., un bambino non voleva più entrare nella sua classe perché la mattina la classe era stata pulita con un nuovo detergente. 

·        Gusto: anche qui spesso una iper- o iposensibilità che insieme con l’olfatto influiscono anche sui problemi nel mangiare.

Le persone con autismo hanno delle difficoltà nel processo di integrazione sensoriale. L’integrazione sensoriale è un processo neurobiologico innato con cui stimoli dell’ambiente e del proprio corpo, che vengono catturati dai sensi, vengono integrati, interpretati e riordinati nel cervello. Questo processo porta alla fine ad un certo comportamento che a sua volta è un nuovo stimolo che viene percepito e (ri)elaborato.  Quando l’interpretazione e l’integrazione non vengono fatte in modo adeguato, causano dei disturbi nello sviluppo. 

 

II. La Filosofia TEACCH

Tante volte ci si fa un giudizio sul TEACCH che non ha niente a che fare con la realtà del TEACCH. Anche Gary Mesibov, Professore e direttore della divisione TEACCH, ce ne parla sul sito internet www.teacch.com.

L’ approccio TEACCH, o preferisco dire, la filosofia TEACCH, esprime meglio ciò di cui stiamo parlando. Ora cercherò di far un po’ più luce sulle idee di base di questa filosofia e di spazzar via alcuni equivoci che proliferano su di essa. Questo partendo dall’esperienza di sette anni nella pratica come professionista e parecchi anni di esperienza nella vita quotidiana come fratello di due persone con un disturbo nello spettro dell’autismo. La combinazione di questi due tipi di esperienza mi hanno fatto capire perché l’approccio TEACCH è piuttosto una filosofia.  

Spero che questo possa aiutare voi, professionisti, genitori e parenti di persone con autismo ad affrontare il TEACCH con più sicurezza ed intelligenza.

 

Che cos’ é  il TEACCH ?

TEACCH: Treatment and Education of Autistic and related Communication handicapped Children, o Trattamento ed Educazione dei Bambini con Autismo o con Handicap nella Comunicazione, è nato all’inizio degli anni ’70 e ne è stato fondatore  Eric Schopler.

La filosofia TEACCH è focalizzata sulla persona con autismo e sullo sviluppo di  un programma calibrato secondo le sue abilità, i suoi interessi ed i suoi bisogni.

 

Le priorità principali includono :

Fare centro sull’ individuo:

Questo significa che è prioritario parlare di PERSONA, piuttosto che insistere sui concetti di “inclusione”, “integrazione”, ecc...

L’ assessment individualizzato viene fatto per capire meglio l’individuo e anche la cultura dell’autismo.

La tesi avanzata è che le persone con autismo fanno parte di un gruppo distinto con caratteristiche comuni, differenti ma non necessariamente inferiori a quelle nostre. Mettere in evidenza l’assessment e la cultura dell’autismo ci permette di capire come sono le persone con autismo e di costruire i nostri programmi attorno a dove ciascun individuo funziona. Questo non significa avere delle aspettative più basse o più alte: significa semplicemente partire da dove le persone si trovano ed aiutarle a crescere fin dove possono arrivare.

 

Capire l’autismo:

Per poter esercitare la vostra professione nel campo dell’autismo, si deve comprendere correttamente questo disturbo pervasivo dello sviluppo. Considerando le difficoltà che la persona con autismo può incontrare con la comprensione (con l’andare al di là dell’informazione data) e la generalizzazione, l’amore e l’intuizione sono importanti, ma non sufficienti.

 

Principio di base: insegnamento ‘strutturato’:

Questo è ben conosciuto, e ne discuteremo più in dettaglio in seguito. Faccio riferimento bibliografico ai libri di Eric Schopler e Gary Mesibov Apprendimento e cognizione nell’autismo, e Theo Peeters Autismo infantile.

L’insegnamento strutturato può includere:

Chiarificazione dello spazio e adattamento dell’ambiente:

Per la persona con autismo, la realtà non è che confusione, interazione dentro un marasma di avvenimenti, di persone, di luoghi, di suoni e immagini.

Se individuare una traccia da seguire nella loro vita sembra difficile, allora quello deve essere il primo aspetto da anteporre in un programma educativo, destinato a degli alunni con autismo. Nessuno è pronto ad affrontare dei programmi di comunicazione, interazione sociale, ecc… nel momento in cui la sua esistenza è intrisa di caos e confusione. Essere capace di anticipare il momento ed il luogo dove un avvenimento si produrrà, sembra costituire il punto di partenza per l’indipendenza ed il rispetto di sé stessi. Senza prevedibilità, la persona è troppo impotente e terribilmente dipendente. L’adattamento dell’ambiente è essenziale per potere svolgere nelle condizioni ottimali l’insegnamento nell’autismo.

 

 

 

Chiarificazione del tempo:       

Prima di tutto si può usare uno schema giornaliero, per rendere visibile il tempo: spesso le persone con autismo hanno una concezione diversa del tempo. Lo svolgimento di una giornata potrà allora essere reso visibile: che cosa succede e quando, che cosa succede dopo, ecc.

Si può usare uno schema di lavoro per visualizzare quale attività si farà durante una sessione di lavoro e per quanto tempo.

Anche l’organizzazione del lavoro è essenziale, perché le persone con autismo hanno difficoltà ad organizzarsi; come viene organizzato il lavoro è allora molto importante per avere un successo.

Analisi del compito:

Occorre un’analisi scritta, sistematica di tutti i necessari passi per eseguire un compito, nell’ordine giusto. È questo uno strumento molto utile per rendersi conto di quanto possa essere complicata un’attività e per creare, diciamo, un manuale per la persona con autismo, affinché questa possa  riuscire a lavorare in autonomia.

Rinforzo:

Le persone con autismo spesso hanno una mancanza di motivazione per le attività che non gli interessano particolarmente. La motivazione intrinseca si presenta difficilmente. Per questo i rinforzi concreti sono molto più efficaci.

Bisogna spesso cercare delle attività o delle merende che piacciano molto a loro, per motivarli a fare certe attività. Certamente bisogna a stare altrettanto attenti a non esagerare ed anche a  rinforzare adeguatamente proprio il comportamento che ci aspettiamo.

Sicuramente è sempre preferibile usare dei rinforzi sociali, quando la persona con autismo li può capire, perchè talvolta è difficile, ai fini della generalizzazione nella vita quotidiana, continuare ad usare sempre rinforzi concreti. Non possiamo dimenticare che anche noi vogliamo la nostra ricompensa per il nostro lavoro, ci capita infatti di svolgere attività che non ci piacciono, ma che hanno una ricompensa a noi gradita.

Indipendenza:

Lo scopo è quello di incrementare il più possibile il funzionamento indipendente e di ridurre la frequenza delle correzioni e dei rimproveri da parte dell’insegnante (Schopler, 1995) o dell’operatore. In più, il fatto che imparino a svolgere un’attività da soli, fa crescere la loro autostima, che spesso è pessima.

Dei genitori ci hanno già riferito che se il loro figlio potesse imparare a fare un’attività da solo al meno per cinque minuti, potrebbe cambiare davvero molto, non solo per la persona con autismo, ma anche per i genitori ed i fratelli. Spesso si vedono persone con autismo estremamente dipendenti dalle persone intorno a loro, gli aiuti visivi possono diminuire di molto questa dipendenza ed aumentare davvero la  qualità di vita, loro e dei familiari.

 

‘Broad-based’:

La filosofia TEACCH è ‘broad-based’, mette in conto tutti gli aspetti della vita delle persone con autismo e delle loro famiglie. Nonostante si mettano in evidenza abilità di lavoro indipendente, si riconosce che la vita non è solo lavoro e che comunicazione,  abilità sociale, abilità di tempo libero possono essere imparate dalle persone con autismo e possono avere un impatto importante per il loro benessere.

Dobbiamo ‘toccare’ tutti questi aspetti proprio perché molte persone con autismo fanno fatica ad imparare automaticamente ciò che i bambini senza autismo fanno senza problemi.

 

Sviluppare  interessi e punti-forza:

Questa, piuttosto che concentrarci solamente sui deficit, è un’altra priorità importante. Ovviamente qualunque programma, lavorando con persone con handicap, deve mantenere un equilibrio tra lo sviluppare abilità e rimediare ai deficit:  in questo il TEACCH non fa eccezione. La maggior parte di chi si occupa di disabilità dello sviluppo, del resto, si concentra sul rimediare al deficit ed in questo vengono canalizzate tutte le forze.

Il TEACCH, rispettando “la cultura dell’autismo”, riconosce che le differenze tra persone con autismo e le altre talvolta possono favorire le persone con autismo.

 

Collaborazione con i genitori:

La collaborazione tra genitori ed operatori per l’educazione del bambino autistico è definita da Schopler come incontro di due esperti: gli operatori sono esperti dell’educazione e dell’autismo in generale, i genitori sono i migliori esperti del loro bambino.

Viste le difficoltà di generalizzazione e la diversità di una persona con autismo nei diversi contesti, bisogna sempre cercare il modo in cui si possa creare questa collaborazione.

 

Continuità dei servizi:

Creare una rete di servizi specializzata nell'autismo per tutte le età e livelli di intelligenza, come sono riusciti a  fare nella Carolina del Nord dovrebbe essere una linea guida per migliorare davvero la qualità di vita delle persone con autismo e la qualità anche dei servizi.

 

 

Equivoci

Che questa filosofia crei confusione anche tra le persone che la usano è abbastanza normale. L’autismo è un disturbo complicato, un handicap difficile da capire, giustamente perché le peculiarità nell’autismo sono innumerevoli. Per questo il TEACCH cerca di concentrare l'attenzione sulla persona, sull’individuo. Questo significa chiaramente che le idee di base di questa filosofia devono essere adattate a questa persona e non letteralmente prese da quello che magari viene letto in un libro o viene sentito in un corso. Dobbiamo stare attenti a non vedere in modo “autistico” l’autismo. Dobbiamo cercare di essere creativi e soprattutto sensibili, per la diversità dei problemi delle persone con autismo. Questo effettivamente non è facile, ci vuole tanta pazienza ed esperienza per capire come si adattano queste idee di base alle persone con autismo con cui lavori o vivi.

               

Possiamo parlare ?

Nei corsi di formazione talvolta si dà l’impressione che non si possa parlare con le persone con autismo. Pensiamo che su questo c’è bisogno di chiarire qualcosa.

 vero che dobbiamo stare attenti quando vogliamo parlare con loro. Dobbiamo essere chiari ed espliciti in quello che diciamo. Il nostro linguaggio facilmente può creare confusione: ad esempio, quando qualcuno dice: ‘La piscina è chiusa’, la persona con autismo può pensare che andrà  in piscina, perché maggari ha solo capito la parola piscina. Questo è solo un esempio di quanto può essere difficile per loro capire bene il linguagio parlato. Non parliamo neanche di tutti gli aspetti non-verbali della comunicazione che la rendono ancora più complicata.    

Per evitare troppa confusione quindi è meglio non usare troppo linguagio verbale nelle situazioni di apprendimento. Soprattuto nell’angolo del lavoro, dove la persona con autismo svolge le attività in autonomia cerchiamo di evitarlo. L’interferenza, che d’altronde gioca anche per noi quando dobbiamo concentrarci ad esempio quando studiamo, è un fattore molto importante che crea problemi di attenzione e concentrazione in persone con autismo. 

Anche in situazioni di crisi è meglio non parlare troppo e intervenire subito con una soluzione concreta. Quando una persona è in crisi a che cosa serve parlare in quel momento? In quel momento non c’è spazio per la ragione. Solo quando la persona si è ripresa ed calmata si può cercare di parlare. È allora il contesto in cui parliamo con loro che importa. Sicuramente possiamo parlare con le persone con autismo, adattandoci chiaramente all’autismo.

 

 

 

 

Chiarificazione ≠ Struttura

Spesso gli adattamenti dell’ambiente e la comunicazione, che aiutano le persone con autismo a capire il mondo e la nostra lingua, vengono riassunti nella parola “struttura”. Molto spesso lo vediamo anche nella letteratura: le persone con autismo hanno bisogno di struttura, un ambiente strutturato, dobbiamo strutturare le attività...

Tra l’altro, tante persone con difficoltà hanno bisogno di struttura: bambini con iperattività, con disturbi di attenzione, persone con un ritardo mentale, possiamo anche dire che tutti quanti noi abbiamo bisogno di struttura. Quindi, l’autismo non è diverso.

Invece, l'autismo è diverso! Noi non vogliamo utilizzare la parola “struttura”, perché non fa capire qual è il vero bisogno delle persone con autismo. Loro hanno bisogno di prevedibilità. Dobbiamo far diventare l’ambiente e le aspettative prevedibili e comprensibili.

Per tali motivi preferiamo i termini “chiarificazione e coesione”. Le persone con autismo non hanno bisogno di più o  meno struttura rispetto a quelle senza autismo: il bisogno delle persone con autismo è di chiarezza e visione d’insieme. Dobbiamo rendere chiaro ed esplicito ciò che ci si aspetta.

 

Il sistema di comunicazione alternativa non va contro lo sviluppo del linguaggio?

Genitori e professionisti tavolta temono che usando oggetti o disegni si vada contro lo sviluppo del linguaggio e che questi sistemi di comunicazione alternativi possano frenare l’apprendimento del parlare. L’esperienza pratica ed anche la ricerca scientifica mostrano il contrario. Quando il linguaggio parlato fa parte delle potenzialità di una persona, la comunicazione viene stimolata da questi sistemi di sostegno. Grazie ad un mezzo di comunicazione più semplice, il bambino si può concentrare di più sul processo di comunicazione.

Con i sistemi di comunicazione alternativa loro possono anche scoprire la forza della comunicazione e che possono avere davvero un’influenza sull’ambiente. Inoltre le persone con autismo fanno meno fatica nel trovare le parole adatte ad una certa situazione. Quando noi parliamo in un’altra lingua, spesso non ce la facciamo senza il nostro dizionario e scopriamo anche noi la difficoltà di costruire una frase.

Una volta scoperta la forza della lingua, vengono anche più rinforzati a comunicare e vediamo spesso un’evoluzione. Con gli aiuti visivi c’è anche meno stress e, a questo punto, sono anche più disponibili alla comunicazione.

 

 

 

Perché usarla quando la persona mi capisce ?

Le persone con autismo in effetti capiscono talvolta abbastanza bene il linguaggio parlato da persone di fiducia e nelle situazioni familiari. Il capire però spesso è collegato a queste persone e queste situazioni. Per questo vediamo, ad esempio, che una domanda, fatta dalla mamma a casa o durante un’attività familiare, non viene capita come la stessa domanda quando viene fatta da un’altra persona o in un’altra situazione.

Questo vale anche per l’uso del linguaggio. Non è perchè una persona riesce ad esprimersi, ad esempio a casa, che riesce anche a farlo a scuola; i motivi possono essere diversi, non voglio spiegarli adesso, perché vado oltre a quello che voglio dire.

Il mio fratello Ben, che adesso ha 28 anni, a scuola mangiava tutto quello che gli davano. Quando ci hanno raccontato questa cosa ne siamo stati sconvolti, perché a casa mangiava solo certi piatti, come ad esempio “spaghetti alla bolognese”. Dopo un po’ abbiamo scoperto che da un lato questo era dovuto alla sua difficoltà di rifiutare, in una situazione fuori dalla famiglia. Fortunatamente adesso riesce molto di più a rifiutare. Dall’altra parte ha imparato a mangiare altre cose, che rifiutava inizialmente a casa. Questo allora è un bell'esempio.

 

Il rinforzo:

Quando invece abbiamo scoperto che Ben accettava anche caramelle, cioccolato, ecc., che veniva usato come ‘ricompensa’ dopo un lavoro, ci siamo rimasti veramente male, perchè lui solitamente non ne mangia. Questo significa che lui sapeva che dopo il lavoro doveva prendere questa caramella, ma non sapeva a cosa serviva. Questo ci porta al significato della ricompensa.

Se viene usata, bisogna anche controllare se questa è veramente una ricompensa per questa persona. Per mio fratello è stato un disastro, perché dopo 6 mesi ha avuto una crisi di rabbia (ben giustificata) che lo ha messo in difficoltà per tantissimo tempo. Una semplice domanda alla famiglia avrebbe potuto evitare questo problema...

Un’altra cosa che troviamo importante è che la ricompensa non deve per forza essere data dopo un'attività, si può dare anche prima di un’attività, o ad intermittenza, in diversi momenti durante  

l’attività. Anche noi tavolta vogliamo essere pagati prima di fare una certa cosa, no?

 

Il sistema di comunicazione alternativa è scomodo ?

È vero che questi sistemi di comunicazione sono meno comodi del linguaggio parlato. Dobbiamo sempre pensare ad avere con noi, ad esempio, delle foto.

Il sistema di comunicazione alternativa deve essere visto come un altro linguaggio, quindi ci vuole tempo per abituarsi. Questo sistema è prima di tutto un aiuto, un sostegno. Come gli occhiali lo sono per tante persone, come una sedia a rotelle. Sarrebbe barbaro toglierli a chi ne fa uso. Anche a noi nessuno chiede di parlare in inglese: è più facile esprimersi in italiano.

Si provi  a pensare di svolgere la  giornata  continuativamente in un’altra lingua e non in quella abituale: per un attimo si può immaginare quanto è difficile, per una persona con autismo,  doversi adattare sempre alle nostre aspettative.

 

Bisogna fare sempre le stesse cose nello stesso posto e nello stesso momento ?

Come sappiamo, le persone con autismo hanno delle difficoltà con i cambiamenti. Hanno bisogno di prevedibilità e quando le abitudini o la routine familiari cambiano o spariscono, vanno in confusione o in panico. Su questo, non c’è dubbio.

Giustamente, poiché loro hanno queste difficoltà, è meglio cercare di dargli una vita il più previdibile possibile. Questo non significa che dobbiamo dare sempre lo stesso programma. Dobbiamo addattarci all’handicap autismo. D’altra parte li aiutiamo quando mettiamo a loro disposizione dei mezzi per adattarsi al “vivere insieme”. E questo contiene anche cambiamenti. Dobbiamo rendere prevedibili questi cambiamenti. Non introdurre cambiamenti, a lungo termine diventerà un problema per questa persona. Quando non cambiamo certe cose, per delle persone con autismo può diventare la regola. Questo può essere veramente dannoso e può, ad esempio, creare delle difficoltà enormi alla famiglia.

Ad esempio la sorella di Gianluca  giocava ogni giorno alle cinque con suo fratello a ‘Memory’. Nel momento in cui lei per una volta è andata da una sua amica a quell’ora, Gianluca  ha iniziato a gridare, a mordersi, ecc. Senza una chiarificazione per Gianluca per prevedere questo cambiamento, questo comportamento era inevitabile.

 

Tendenza alla rigidità ?

Ogni tanto sorgono dei dubbi tra gli operatori che usano gli aiuti visivi, perché si chiedono se questi schemi non  fanno diventare le persone con autismo ancora più rigide. Questo invece non dovrebbe accadere quando usiamo questi aiuti visivi per preannunciare cambiamenti.

Giustamente, adattandosi a questo handicap ( rigidità del pensare e fare), dobbiamo insegnare alla persona con autismo ad affrontare il nostro modo di vivere. Con questi schemi vogliamo insegnare a far fronte ai cambiamenti che nella vita quotidiana sono costantemente presenti.  

Ad esempio un aiuto in questo può essere introdurre un’attività che piace molto a loro, in un momento dove normalmente fanno la solita attività.

 

 

Gli scaffali...

Quasi sempre vengono visti come una necessità per poter parlare del TEACCH, insieme alla scatole di lavoro: un giudizio classico. Invece non dovrebbe essere così. Come già detto prima, bisogna  individualizzare, adattare l’ambiente e le strategie al livello e alle capacità della persona.

In più, quando usiamo questi lavori o scaffali, dobbiamo anche avere in mente dove vogliamo arrivare. Dobbiamo avere un scopo chiaro e condiviso. Spesso si dimentica quale era lo scopo iniziale. Bisogna fare una verifica ogni tanto e adattare il programma educativo quando c’è bisogno.

 

Dov’è la libertà?

Spesso ci si chiede se non controlliamo troppo la lora vita usando questi schemi.

I diversi schemi sono comunicazione e la comunicazione è un processo reciproco. Dentro gli schemi si possono introdurre delle scelte, ad esempio. Si può costruire uno schema giornaliero insieme, in collaborazione con una persona con autismo. L’importante è la prevedibilità e l’indipendenza.

Deve essere anche un mezzo per loro per potersi esprimere meglio. Con un sistema di comunicazione adatto, la comunicazione diventa veramente possibile e reciproca.

Per questo bisogna  scegliere la modalità che da più indipendenza e migliora la qualità di vita della persona. Non dobbiamo mai pensare a diminuire gli aiuti visivi, solo pensare ad uno sviluppo, a cambiare il come degli aiuti visivi.

 

Quando smontare i lavori?

Questo è un consiglio che voglio dare, perché spesso vediamo persone che stanno già smontando dei lavori, dei puzzle e cosi via, quando i ragazzi hanno appena costruito o fatto questa cosa. Che cosa faresti tu se qualcuno venisse a bruciare quello che hai appeno fatto?

Dobbiamo cercare di rispettare queste persone molto di più.

 

Solo per livelli bassi ?

Il problema di base nell’autismo è uguale, non importa il livello. I principi di chiarificazione e prevedibilità sono davvero importanti per tutte le persone nello spettro dell’autismo. È chiaro che la forma o la modalità cambia da persona a persona.

 

Utile anche a casa ?

Anche a casa servono molto gli aiuti visivi, perché una persona con autismo è tale 24 ore su 24.

Solo bisogna pensare alla modalità che può essere più fattibile per i genitori ed i parenti. Possiamo dire che con qualche sforzo maggiore si riesce ad evitare che tutto ruoti attorno alla persona con autismo e che si crei anche un po’ di spazio per i genitori ed i fratelli.

 

Conclusioni:

Abbiamo cercato di spiegare in generale i principi di base della filosofia TEACCH,  abbiamo messo insieme gli equivoci che esistono su di essa nel campo dell’autismo. Questo chiaramente non è completo, però sicuramente può servire per riflettere un po’ e  stare più attenti nel mettere in pratica la filosofia TEACCH. La validità dipende soprattuto da una profonda conoscenza dell’autismo e del grado d’individualizazzione dei principi di base. Forse sarrebbe utile parlare anche degli equivoci che esistono sull’autismo, ma questo sarà per un’altra volta.

 

Bibliografia:

www.teacch.com

www.ocautisme.be

Vermeulen, P.(1999). ...!?, Autisme en communicatie. Oudenaarde: Sanderus.

Schopler, E. (1998). Autismo in famiglia, Manuale di sopravvivenza per genitori. Trento: Erickson.

Schopler, E. & Mesibov, G.B. (1995). Apprendimento e cognizione nell’autismo. Milano: McGraw-Hill.  

Peeters, T. (1998) Autismo Infantile: orientamenti teorici e pratica educativa. Roma: Phoenix editrice.

 

III. Chiarificazione e prevedibilità

 

Organizzazione dell’ambiente perché?

La chiarificazione dello spazio, chiarire il dove: quale comportamento ci aspettiamo in quel posto? Dove si mangia, dove si dorme, dove lavarsi, dove vestirsi e svestirsi, dove si gioca, ecc.

Adattamento dell’ambiente nella creazione di spazi isolati, ad esempio da rumori, luce troppo forte, stimoli visivi disturbanti, o creare spazi ove vi sia visuale completa dell’ambiente, ecc. tenendo conto delle difficoltà nominate sopra.

 

Per organizzazione dell’ambiente fisico si intende la disposizione fisica dello spazio utilizzato per l’insegnamento, il lavoro, il tempo libero o le attività quotidiane. È importante prestare molta attenzione nello stabilire aree e confini visivamente chiari e coerenti con le varie attività. Cosi rendiamo più chiaro dove si svolgono le varie attività e qual è il comportamento che ci si aspetta nei vari contesti. L’organizzazione dell’ambiente aumenta la capacità degli studenti con autismo di comprenderlo e, quindi, di operare con maggior efficacia.

 

Spesso le persone con autismo sono distratte dai segnali visivi e dai suoni presenti nell’ambiente: ciò rende difficile per loro identificare o prestare attenzione ai segnali rilevanti. Eliminare il maggior numero possibile di segnali visivi e suoni estranei può aiutare i bambini con autismo a concentrarsi sulle dimensioni più rilevanti delle loro attività. Ad esempio, il tavolo di lavoro di M. è posizionato davanti ad un muro per evitare degli stimoli visivi davanti a lui. A sinistra di lui c’è uno scaffale dove vede solamente i lavori che deve fare e a destra c’è un tavolo dove deve mettere i lavori svolti. Sulla destra è più aperto, perché così può vedere chi entra nell’aula di sostegno, continuando il suo lavoro. Se fosse chiuso, forse sarebbe più distratto, alzandosi per andare a vedere chi entra. Tenendo conto delle sue difficoltà e delle sue esigenze, si crea un ambiente di lavoro che aiuta a concentrare l’attenzione sugli aspetti rilevanti delle sue attività di apprendimento.

 

Chiarificazione del tempo perché?

La chiarificazione del tempo, rendere visibile il tempo: come poter dare una risposta alle domande: “Che cosa faccio adesso? Che cosa faccio dopo? Con chi ?”.

Utilizziamo lo schema giornaliero, come visualizzatore delle attività previste in giornata. Il concetto di schema giornaliero come strumento da adattare, in modo utile e flessibile quanto a forma, durata ed uso, in base al livello e all’età della persona con autismo.

 

Lo schema giornaliero si usa per rendere visibile il tempo. Le persone con autismo fanno fatica a collocarsi nel tempo. Domande come: Che cosa faccio adesso?, Che cosa faccio dopo?, Con chi?, Quando posso fare il mio gioco preferito?

Non basta dare una semplice risposta verbale, uno perché magari non capiscono o non in modo flessibile il linguaggio verbale, e due perché non riescono a ricordare quello che viene detto. In più, quello che viene detto non dà abbastanza sicurezza, perché non sempre si fa esattamente quello che si dice. Uno schema visivo è allora un strumento utile per dare anche un'organizzazione alle varie attività da svolgere durante un certo periodo di tempo. Uno schema giornaliero può avere varie forme: oggetti concreti, oggetti simbolici, oggetti su carta, disegni, foto, disegni o foto e parole scritte, parole scritte, un'agenda o una combinazione delle forme descritte. Nella scelta della forma, non si usa il livello più alto, ma si usa la forma che porta di più all’autonomia!

 

La durata può andare da un’attività, a due attività, tre attività, a metà giornata o anche ad un'intera giornata, tenendo conto del livello e dei bisogni della persona con autismo.

Per alcune persone con autismo serve anche uno schema della settimana, del mese o dell’ anno, dove si introducono le attività che sono di grande importanza per la persona. Ad es., quando si va a scuola, quando si sta a casa, quando si va in ferie, ecc.

 

Ci sono varie modalità di uso come un oggetto o carta di transizione che riferisce allo schema. Quando si arriva allo schema si può prendere il primo oggetto, la prima carta, ecc. e fare il check-in nel posto dove si va a fare l’attività, si può appoggiare la carta nel contenitore sotto lo schema, cancellare l’attività fatta o ad esempio usare l’oggetto direttamente nell’attività che si va a svolgere.

 

Per quanto tempo devo fare una certa attività? È importante visualizzare la durata delle attività che vengono svolte. Deve essere chiaro dove si inizia e dove e quando si finisce. Gli  strumenti utilizzabili sono ad. es. un orologio, un timer, una canzone, un orologio a sabbia o uno schema di lavoro. Uno schema di lavoro dà le risposte alle domande: “Quanto lavoro devo fare ? Quale lavoro devo fare ? Quando è finito ? Lavoro per cosa ?”

Le forme che si possono usare sono oggetti, disegni, colori, cifre, lettere, parole, uno schema scritto o una combinazione delle forme descritte.

La durata dello schema di lavoro può andare da un compito a un numero di compiti alla portata della persona. Dipende anche dalla velocità con cui una persona riesce a svolgere certi compiti. Per alcuni compiti senza fine chiaro si può predefinire il tempo a disposizione con i mezzi descritti sopra.

 

L’uso dipende anche qui dal livello della persona e dal modo in cui è impostato il lavoro. Per alcuni bambini si preparano solo i compiti da fare sulla sinistra e si mettono via a destra. Altri, quando hanno finito un compito lo rimettono sulla sinistra, ecc. Alcuni sono in grado di seguire uno schema che indica quali compiti devono prendere dagli scaffali, dal tavolo, piuttosto che dall’armadio, facendo il check-in sullo scaffale, sulla scatola o nel contenitore di fronte, o cancellano l’attività indicata su una lista.

 

Ad esempio: G. ha le attività da fare appoggiate su uno scaffale sulla sinistra e quando ha finito l’attività la mette via su una tavola sulla destra e deve finire tutte le attività che trova sulla sinistra. G. fa fino a 9 compiti a sessione, dipende dalla difficoltà e dalla durata di ogni compito.

Come lo schema giornaliero si adatta lo schema di lavoro, quanto a durata e forma, in base al  livello e all’età della persona con autismo.

 

Come si deve svolgere il compito? L’Organizzazione del lavoro è la visualizzazione delle modalità di svolgimento dell’attività. l’Organizzazione del lavoro fa capire subito per quanto tempo devo fare questo compito,  quindi quando è finito e anche cos'è che devo fare.

Anche qui ci sono varie forme che si possono utilizzare. Compito in una scatola con un passaggio,

compito in una scatola con diversi passaggi, compito in diverse scatole organizzato con: disegni,

motivi, colori, cifre,lettere, o con una lista con i vari passaggi da fare.

 

Il perché fare un compito, per tante persone con autismo non è chiaro. Non hanno la motivazione intrinseca per svolgere un’attività. Per questo bisogna trovare una motivazione concreta per fare certe cose. Qui vediamo l’importanza della ricompensa, il rinforzo. Può essere una ricompensa alimentare, ma meglio ancora cose concrete come degli adesivi, ecc.

 

Quali sono i vantaggi della chiarificazione? Prima di tutto, l’astratto diventa concreto, perché le parole spiegano poco di che cosa si va fare esattamente. È una comunicazione recettiva, quindi siamo noi che facciamo sapere a loro cosa si fa, come, ecc. I vari schemi aiutano a sopportare  i cambiamenti, invece di installare solo delle routine. È importante inserire delle novità e non fare sempre le stesse cose, perché altrimenti funziona in modo controproducente. Gli schemi aumentano l’indipendenza della persona. Queste persone hanno bisogno di fare delle attività e di poter spostarsi da sole. Diventano quindi anche meno dipendenti dagli altri, una cosa che nel sistema scolastico di oggi purtroppo non si è ancora capito. Avendo più chiaro cosa, quando e come si fanno le cose diminuisce anche il comportamento problema e aumentano le occasioni di integrazione. Le persone con autismo sono in questo modo meno disorientate nel tempo e meno passive e più autonome.

 

IV. Dalla valutazione alla creazione di un Programma educativo individualizzato

 

Quando parliamo di autismo vediamo un profilo di apprendimento disarmonico. Si verifica ad es. spesso che hanno delle abilità buone in un'area di sviluppo, con delle abilità deboli in un'altra area di sviluppo. In più hanno delle abilità deboli nella generalizzazione. Cose che riescono a fare in un contesto, non riescono a farle in un altro, o quello che si riesce a fare con una certa persona, non riescono a farlo con un’altra persona. Per questo serve una valutazione con degli strumenti adatti al loro modo di funzionare.

 

Ci sono gli strumenti per la valutazione formale come il PEP-R, l’AAPEP, EFI e le Scale Vineland.